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Un chicco che diventa azienda

Beniamino Casillo si racconta e racconta il marchio di Corato

CASILLO.jpgBeniamino Casillo mostra sin dalla tenera età la stessa passione per il lavoro di suo padre Vincenzo. Oggi, insieme ai fratelli, prosegue la conduzione del Gruppo Casillo.

Alle spalle di un buon prodotto c’è una buona azienda, e una buona azienda ha sempre una sua storia “interessante” da raccontare…
«Selezione Casillo è una giovane realtà con alle spalle la storia ultra cinquantenaria del Gruppo Casillo. La sua forza sono i suoi valori, gli stessi che ci ha trasmesso nostro padre Vincenzo e che continuano a connotare l’attività del Gruppo: umiltà, dedizione al lavoro, rispetto delle persone e del territorio, trasparenza con i clienti e i con fornitori. Al centro del suo mondo c’è la soddisfazione dei partner commerciali e dei clienti, per questo Selezione Casillo è sempre pronta a integrare nella sua squadra risorse umane giovani e competenti e a dotarsi di strutture altamente tecnologiche. La storia del Gruppo è ben più longeva, affonda, infatti, le sue radici nel lontano 1958, quando la nostra famiglia rileva nella città di Corato un piccolo impianto molitorio la cui direzione viene affidata a mio padre Vincenzo. Sono gli anni del boom economico, anni in cui l’Italia ha la voglia e la forza di rialzarsi dal periodo buio della seconda guerra mondiale».


casillo-Tecnologia-Molitoria.jpgSul mercato per cosa si distinguono i prodotti Selezione Casillo?
«Gli sfarinati Selezione Casillo sono il frutto di un percorso che poggia le sue basi sulla ricerca tecnologica e sulla valorizzazione del territorio e del grano. L’ampia gamma di prodotti, suddivisa in 8 linee, il costante lavoro di ricerca, la particolare attenzione alla sicurezza alimentare (analisi di laboratorio accreditate), le innovative tecnologie di macinazione, i processi produttivi certificati, i rigorosi controlli e la tracciabilità di materie prime e prodotti finiti fanno di Selezione Casillo protagonista indiscussa del mondo degli sfarinati».


Come spiegherebbe la bontà della Semola?
«La semola è da sempre una materia prima ben nota ai popoli del bacino del Mediterraneo. In particolare nel Sud Italia è uno dei pilastri della tradizione gastronomica più autentica: si veda la produzione e il consumo di pasta, nonché il famosissimo pane di Altamura (già il poeta Orazio - Venosa 65 a.c. – 8 a.c. - nelle sue Satire, parla del “pane murgese” fatto di semola definendolo “[…] pane migliore del mondo […]”). Fra le sue qualità spicca l’alto contenuto in carotenoidi, antiossidanti naturali preziosi alleati del nostro benessere. Inoltre, conferisce ad ogni preparazione, dolce e salata, estrema croccantezza e friabilità, per non parlare delle sue forti componenti aromatiche che durante la cottura sprigionano il profumo intenso del grano come appena raccolto. È più facile da digerire e ha una lunga conservabilità, insomma è un vero e proprio concentrato di gusto e benessere».
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Sempre parlando di Semola, quanto mercato ha oggi in Italia e fuori dall’Italia?
«Negli ultimi tempi il suo consumo è cresciuto notevolmente. A utilizzarla per confezionare anche dolci, pizza e paste lievitate sono i professionisti: ecco spiegata la nascita della linea “le Semole d’Autore”, linea di semole per usi specifici, frutto di un lungo lavoro di ricerca e prove tecniche condotto con la preziosa collaborazione di tecnologi e di chef di fama nazionale e internazionale».

Qual è l’aspetto del suo lavoro che più la gratifica?
«Antoine de Saint Exupéry disse: “Esiste un solo vero lusso, ed è quello dei rapporti umani”. Ecco, un aspetto del mio lavoro di cui non potrei assolutamente fare a meno è proprio il confronto con le persone: clienti, fornitori, dipendenti e manager. Un flusso continuo di informazioni, intuizioni e idee a cui non posso rinunciare perché rappresenta lo stimolo per migliorare e migliorarsi, per dare vita a nuovi prodotti e per sperimentare nuovi approcci alla materia prima che da sempre lavoriamo, il grano. La passione con cui ogni giorno affrontiamo le richieste del mercato, la predisposizione del Gruppo a intraprendere sempre nuove sfide e l’impegno profuso nella ricerca mi rendono ogni giorno più orgoglioso».


casillo-stabilimento.jpgA suo modo di vedere, il livello di pizza in Italia è buono?
«Mi viene da dire, riformulando il pay off di un noto brand: “Che mondo sarebbe senza Pizza?”. Nel corso degli anni la sua bontà è senza dubbio cresciuta, merito anche della scelta accurata delle materie prime e della maggiore attenzione riservata alla qualità degli ingredienti, come è cresciuta l’abilità dei pizzaioli che ogni giorno devono soddisfare palati “consapevoli” e inclini ai sapori innovativi, il tutto senza tradire l’anima del più classico dei piatti della tradizione gastronomica italiana».

Il miglior pregio dei pizzaioli? E il maggior difetto?
«Si dice: “Se si fa in quattro per renderti felice, è una pizza”. Io aggiungerei che prima ancora lo è il pizzaiolo che anche a orari improponibili è disposto a impastarla per renderti felice! Questo per dire che ammiro moltissimo la passione con cui lavorano, nonché la dedizione che nutrono nei confronti della regina della nostra gastronomia. Il maggior difetto? Oserei dire la diplomazia. Ogni tanto un po’ di impulsività non guasta».

E il suo maggior pregio e difetto nella vita professionale?
«Ogni pregio ha in sé un difetto e ogni difetto ha in sé un pregio, quindi svio questa domanda definendomi imperfetto…i miei collaboratori ne sanno qualcosa!»


16/05/2016

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