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Salvatore Grasso... da grande farò il "cloccatore"

news-2.jpgAbbiamo, varcato la soglia della Pizzeria Gorizia 1916 e fatto due chiacchiere con il patron Salvatore Antonio Grasso.
Un fedelissimo delle tradizioni ma  anche amante dell’innovazione, presidente dell’associazione “Le Centenarie”, prepara la sua pizza secondo la più antica tradizione ,condita con prodotti di qualità ineguagliabile. Insieme al figlio Salvatore Jr si divertono a scoprire tra le piccole eccellenze artigianali che il territorio italiano ha da offrire.  
Ma Salvatore ha un ingrediente segreto: è la passione… che si coglie in ogni gesto e parola.

Come nasce questo nome “Gorizia” un nome così nordico a Napoli, la capitale del Sud?
«Nasce per un fatto patriottico, perché mio nonno prese questa pizzeria nel periodo in cui le truppe italiane stavano entrando a liberare Gorizia. E precisamente il 20 agosto del 1916. Mio nonno aveva già una pizzeria, e forse aveva già in mente di cambiare nome e così preso da uno spirito puramente patriottico, la Pizzeria “Nuovo Vomero” diventò Pizzeria Gorizia».

news.jpgUn nome molto ben augurante…
«Molto ben augurante, perché le cose cominciarono ad andare bene… sempre meglio. E mio nonno disse: “Chi lo cambia più il nome!”. Insomma Pizzeria Gorizia, l’unica con questo nome, che porta la pizza napoletana in giro per il mondo. Effettivamente è difficile immaginare che una pizzeria con il nome Gorizia è veramente e veracemente napoletana».

Hai parlato di tuo nonno con sentimento, ho colto nel tuo viso tanta emozione, ma dimmi nonno Salvatore, così come anche il tuo papà, quali insegnamenti ti hanno lasciato ?
«L’onestà, l’umiltà e il lavoro, sono i tre parametri che non devono mai mancare nel proprio modo di essere, nella propria vita. Mi dicevano che solo con questi tre valori, tu potrai guardare sempre all’avvenire con fiducia, e camminare a testa alta. Solo così sarai sempre ben voluto, avrai sempre crediti da parte di tutti. Io credo che grazie a questi insegnamenti semplici ma forti allo stesso tempo, tramandati di generazione in generazione, oggi noi possiamo, con orgoglio, raccogliere i risultati di tanti e tanti anni di lavoro».

Cento anni di storia, tanti ospiti, volti illustri, qualche personaggio famoso si è seduto anews-4.jpg questi tavoli?
«Personaggi famosi ce ne sono stati tantissimi. Subito nel dopoguerra, le squadre di calcio del Napoli che giocavano al Collana venivano tutti a mangiare alla Pizzeria Gorizia. Mio padre mi racconta che ci hanno fatto visita Eraldo Monzeglio, Bruno Pesaola grandi campioni del calcio nel mondo. E poi… il vicino Teatro Diana ha portato tanti attori, tra cui il grande Totò che era un nostro cliente. Sai, gli fu dedicata pure una pizza con i carciofi. E poi tanti altri attori come Salemme, Silvio Orlando, Biagio Izzo».

Svelaci il segreto che sta dietro questa fantastica colazione alla forchetta. Che significa?
«Non è colazione, è colezione alla forchetta. Mio nonno era analfabeta, e anche se era una persona abbastanza acculturata e di grande carisma, una persona molto intelligente, parlava napoletano però non sapeva leggere e disse di scrivere sul vetro “Colezione alla forchetta” perché a Napoli si dice “e fatta colezione” e letteralmente scrisse “colezione”. Ed è rimasta così. Che cos’è? È il primo fast food inventato al mondo, l’ha inventato mio nonno perché all’epoca era un posto rurale, qua c’erano i contadini che avevano broccoli, c’era un po’ di pastorizia e questi venivano con il pane fatto in casa da loro e si prendevano una forchettata di friarielli, o una forchettata di peperoni, di melanzane. Ecco perché “colezione alla forchetta”:  prendevano con la forchetta un contorno da mettere in mezzo al pane cafone che facevano loro».

news-3.jpgE adesso l’ultima domanda, quella più difficile, quella a cui Salvatore risponderà sorprendendoci: cosa farà da grande Salvatore Grasso?
«Salvatore Grasso cosa farà da grande?
Il sogno di Salvatore Grasso da grande: il cloccatore.
Ti dovevo sorprendere? Ti ho sorpreso!
Sulla riva del mare, prendere i sassolini e buttarli in acqua “cloc, cloc”, significa non fare niente. È fantasticare, pensare ai sogni, quelli che ho realizzato e quelli che dovrò ancora realizzare… perché sono i sogni che aiutano a vivere».

 

Tratto da pizza&core collection n 108

Per sfogliare la rivista clicca qui!

https://issuu.com/inpusrl/docs/pizza_core_n_108



01/07/2021

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