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Donne e ristorazione?

Dobbiamo mostrare pił tenacia

Aurora-Mazzucchelli-2.jpgAurora Mazzucchelli, nata a Bologna nel 1973, si definisce “autodidatta” per passione. Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero, entra nello staff del ristorante dei genitori.
Nel 2000, con il fratello Massimo prende le redini del Ristorante Marconi, iniziando così il suo percorso di cucina fantasiosa, ma che non dimentica il territorio e la tradizione. Dal 2002 al 2006 fa esperienza con alcuni importanti chef. Sempre in movimento negli ultimi anni si dedica anche all’approfondimento della pasticceria, imparando l’arte da un maestro bolognese come Gino Fabbri della Pasticceria La Caramella. Nel 2008 arriva la prima stella dalla Guida Michelin, a cui seguiranno nel corso degli anni altri importanti riconoscimenti dalle principali guide gastronomiche italiane (L’Espresso, Gambero Rosso e Jeunes Restaurateurs d’Europe). Al momento  svelati  per il 2012 alcuni riconoscimenti: “Migliore Chef d’Italia” assegnato dalla guida Identità Golose e il punteggio della Guida Espresso di 16/20.

 

Raccontaci in breve com’è nata la passione per la gastronomia e quale percorso hai fatto.
«L’attenzione per la gastronomia l’ho da sempre; sono figlia di cuochi che hanno due identità ben distinte, mia madre è siciliana e il babbo un bolognese doc!
Ho sempre vissuto tra fornelli, tavole imbandite di cibo e grandi abbuffate famigliari, la passione poi è venuta crescendo in modo molto naturale dandomi il piacere di fare ogni giorno ciò che mi fa stare bene e mi stimolaAurora-Mazzucchelli-3.jpg nuove emozioni ».

Nella ristorazione secondo te ci sono trattamenti diversi fra uomini e donne?
«Penso che ci siano ancora delle difficoltà, soprattutto all’inizio, per noi donne.
Non sempre il mondo del lavoro vuole riconoscere le nostre qualità, per questo credo dobbiamo dimostrare con maggior tenacia e determinazione ciò che sappiamo e quanto valiamo. Una volta entrate a far parte di un organico però, a mio parere, riusciamo spesso ad emergere.
Io non ho mai o quasi sentito tante differenze, ma probabilmente perche non mi sento inferiore, amo essere donna e difendo la mia professionalità».

Tu e il tuo ristorante siete pluripremiati, ma scorrendo i concorsi sembra che ci siano più uomini che donne tra i “migliori”. Ci sbagliamo?
«Concorsi e premi non sono quasi mai al femminile, molte volte siamo noi donne a non voler concorrere dando priorità ad altre esigenze al posto di gare e concorsi. Inoltre oggettivamente siamo in meno a livello numerico. Non è vero che la cucina non è donna, cuciniamo da sempre, si pensi che le donne accudivano il fuoco, il cibo, i figli, erano rezdore, sfogline, (massaie n.d.e.) sono sempre state le custodi delle preparazioni tradizionali, ma le loro conoscenze non venivano riconosciute nella professione di cuoche, non era usanza che la donna lavorasse... ora i giochi sono cambiati e presto tutta questa differenza sarà un ricordo».

Le donne sono anche mogli e mamme. Come si riesce a coniugare tutto?
«Mogli e mamme, questa è difficile… Essere chef è un lavoro che impegna tanto, ma conosco molte mie colleghe che hanno dei figli e ci riescono! Mi raccontano che dopo un primo periodo in cui tutto è più complicato con il tempo la situazione si stabilizza, la famiglia e la serenità che ne deriva aiutano questo mestiere fatto di cure e amore».

Su YOUTUBE ci sono tanti video dove emerge la tua simpatia: lo chef oggi è quello che rimane dietro i fornelli o nel marketing della ristorazione serve che sappia stare a contatto con il pubblico?
«Youtube! Penso sia importante interagire con il pubblico e con i clienti. Credo che la comunicazione oggi serva, soprattutto all’alta ristorazione, per abbattere il muro di preconcetti che tante volte ci accompagnano nel lavoro. Trovo sia giusto trasmettere e far conoscere la personalità, la filosofia e la realtà di chi lavora per rendere il cibo un’esperienza da vivere». 

A cosa non dovrebbe mai rinunciare la cucina italiana?
«All’immenso patrimonio di preparazioni tradizionali regionali e alla tutela dei prodotti tipici».

A te piace la pizza? Hai mai provato a farla?
«Adoro la pizza e ogni tanto la preparo. Negli ultimi anni ho collaborato con alcuni pizzaioli in eventi a quattro mani dove loro pensano agli impasti e io al condimento; la trovo un’esperienza divertente e stimolante».

Qual è l’ultima pizza che hai mangiato (e che ti è piaciuta)?
«L’ultima pizza l’ho mangiata a casa mia, bianca con pomodoro fresco, basilico, fior di latte e un filo di olio extravergine d’oliva, lo so … amo le cose semplici».


04/12/2011

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