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Dal pizzometro al redditometro

La Pizza a metro è stata inventata a Vico Equense, ridente paesino della penisola sorrentina.
L’intuizione è nata nella testa di un pizzaiolo poi passato alla storia come Giggino O’ Zuzzus.
(Giggino lo sporco) un aggettivo poco rassicurante, ma che non preoccupava  minimamente i tanti, tantissimi clienti che, anzi, facevano la fila per mangiare la pizza al metro del grande Giggino.
La trovata era semplice ma geniale: “Hai solo 10 lire? Allora puoi comprare 10 centimetri di pizza;  vuoi spendere 20 lire? Ecco per te 20 centimetri caldi, caldi.
Insomma da Giggino mangiavi per quel che potevi spendere.
E tutti erano contenti: anche perché la pizza era una sciccheria.
Il fenomeno della pizza a metro poi, partito da Vico, ha avuto una rapida e fortunata diffusione un po’ ovunque.
Il sistema ha fatto scuola, in tutti i sensi e in tutti i modi, tanto che, negli ultimi tempi – ma guarda un po’ - è stato copiato anche dal fisco.
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Ora insieme al pizzometro, c’è il redditometro. Evviva! Funzionano più o meno alla stessa maniera
Il Redditometro (o accertamento sintetico di tipo induttivo) è lo strumento attraverso il quale il fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che quest’ultimo ha effettuato, grazie ad una serie di indici fissati a priori.
Va detto che questo misuratore riguarda solo i privati e non le imprese, ma non è questo il punto. Il punto (brutto) è che con il nuovo redditometro valuta se tra spese effettuate, di qualsiasi genere, e reddito dichiarato vi è uno scostamento. Se lo scostamento supera il 20%, allora si è evasori e si è costretti a dimostrare, prove alla mano, la propria innocenza.
Per ricostruire il reddito di 40 milioni di italiani il fisco li ha divisi in tipi di famiglie e macro aree geografiche, stabilendo poi, incrociando i dati Istat, quanto una famiglia mediamente può spendere. Per esempio i single di meno di 35 anni a Milano si ritiene possano spendere non più di 1200 euro al mese, a Roma 891, mentre a Napoli 808. Chi spende oltre queste soglie viene preso di mira. Occhio: possono essere cavoli amari.

L’incubo del fisco inquisitore.
Domanda: Come mai ti permetti una Mercedes se sei un pizzaiolo?
Risposta: Mi sono inguaiato con un finanziamento di 6 anni, pago tot al mese: cos’è, non si possono neanche fare debiti ora?
Altra domanda: Come mai ti permetti una vacanza in montagna se hai uno stipendio di 1000 euro al mese?
Ulteriore risposta: Mi faccio ospitare da amici e poi la sera al ristorante, per non pagare il conto, fino a notte lavo piatti e faccio pulizie. La mattina sulle piste di sci vado praticamente ad occhi chiusi.
Contro domanda: Ah, benissimo, e allora oltre che per evasione ti denunciamo anche per lavoro nero: ci segua in caserma.
Imprecazione finale: Porcaccia la miseriaccia… potevo starmene zitto.

Insomma, battute a parte, come la fai e la dici la puoi sbagliare: se non si è reattivi e non ci si oppone per tempo, si corre il rischio di farsi travolgere dalla rodata e implacabile macchina di riscossione dello Stato, la terribile Equitalia.
Infatti l’avviso di accertamento che l’Agenzia delle Entrate emette, se qualcuno non è stato pronto e avveduto a  rispondere a dovere e giustificarsi adeguatamente, contiene già l’intimazione a pagare.  A meno che non si presenti il ricorso alla Commissione Tributaria, ma anche il questo caso bisogna sborsare il 50 per cento delle maggiori imposte accertate, a titolo provvisorio. Insomma come la volti e la giri, devi pagare.  Dopo 30 giorni dal termine utile per il pagamento la riscossione delle somme richieste viene affidata agli agenti della riscossione. Insomma, comincia il calvario.
Guai quindi a essere fuori dal redditometro: uno stile di vita spendaccione può essere fonte di grane grosse. E se uno va incontro alle grane, allora è disincentivato a spendere e comprare.


Come far ripartire i consumi?
E allora come possono ripartire i consumi se lo Stato si mette a sindacare se un tizio va al ristorante un giorno si e uno no? Se sta li a vedere se ti bevi un vino d’annata e spendi 30 euro per una bottiglia, o tracanni  acqua di rubinetto filtrata, che pure costa.
Come facciamo partire questi benedetti consumi? Dicendo al cliente-cittadino: “mangia pure tutto quello che vuoi, tanto a farti digerire ci penso io”.
Lo volete capire o no che se non partono i consumi non c’è ripresa, e se non c’è ripresa non c’è lavoro, e anche il fisco nel sul complesso avrà meno da tartassare, mica può mungere più di quello che munge. Oltre la pelle e le ossa, non si può certo andare.
Pertanto, per buona cautela, attenti: quando ordinate la pizza a metro fatevi fare qualche centimetro in meno, non si sa mai.


05/05/2013

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